II
edizione
2009
I
edizione
2009 |
VAGABONDI DEL COSMO
INCONTRI D'ASTROFISICA A TRIESTE: CINQUE VARIAZIONI SUL TEMA
CONFERENZE PER IL PUBBLICO
FEBBRAIO - MAGGIO 2008, SALA AUDITORIUM, CASA DELLA MUSICA, TRIESTE
Il Centro internazionale di fisica teorica “Abdus Salam” (ICTP), il Dipartimento di astronomia
dell’Università di Trieste, l’INAF-Osservatorio astronomico di Trieste, la Scuola internazionale superiore
di studi avanzati (SISSA) e il Science Centre Immaginario Scientifico propongono un ciclo di conferenze
dedicate ai temi di punta dell’astrofisica e della cosmologia.
Vagabondi del Cosmo siamo tutti noi, che viaggiamo in un Universo che non conosce riposo.
Lo sono gli astronomi, gli astrofisici, i cosmologi che dal pianeta Terra osservano e studiano l’Universo,
reinventandolo in forma matematica. La natura dello spazio-tempo, il Big Bang, le galassie, i buchi
neri, la materia oscura, la vita su pianeti lontani: sono alcune tappe del viaggio di conoscenza che
proponiamo in questo ciclo di incontri.
A presentare il nuovo volto dell’Universo saranno cinque giovani studiosi che da anni lavorano a Trieste nei maggiori istituti di ricerca. Racconteranno in prima persona quali sono le ultime scoperte del loro
vagabondare nel Cosmo e quali le nuove frontiere delle loro ricerche.
Presenta: Fabio Pagan. Coordinamento: Filippo Vernizzi e Aura Bernardi
Le conferenze si terranno alla Casa della Musica (via dei Capitelli 3, Trieste) con inizio alle ore 18.
Per informazioni: tel. 040 224424, info@immaginarioscientifico.it |
12 febbraio - Paolo Creminelli (ICTP)
L’alba dell’Universo
Qual è la storia del nostro Universo a partire dalla sua origine? Potrebbe sembrare una domanda troppo
ambiziosa, ma i progressi teorici e le osservazioni ci forniscono oggi un quadro piuttosto preciso delle fasi
iniziali del Cosmo. Se risaliamo la sua storia indietro nel tempo, siamo in grado di descriverlo com’era quasi
14 miliardi di anni fa, in un momento assai vicino al Big Bang, trovandolo incredibilmente caldo ed energetico.
Simili condizioni fisiche si possono ricreare al giorno d’oggi soltanto negli acceleratori di particelle. Ecco perché
la conoscenza dell’Universo è legata allo studio dei mattoni fondamentali della materia. Ma possiamo spingerci
ancora più indietro nel tempo, fino a quello che si considera l’inizio dello spazio e del tempo. Oggi disponiamo
infatti delle prove dirette di un’era primordiale da cui tutto ha avuto origine: la cosiddetta
inflazione cosmica, una fase di rapidissima espansione dell’Universo primordiale. E l’evidenza
di questa fase ci porta a speculare che forse il nostro Universo non è che uno di tanti universi,
una piccola parte di un multi-universo. Una costruzione teorica ardita e affascinante. L’ultima
rivoluzione copernicana?
Paolo Creminelli (Milano, 1976) è ricercatore al Centro internazionale di fisica teorica “Abdus
Salam”. Dopo il dottorato alla Normale di Pisa, ha continuato i suoi studi all’estero: prima al
CERN di Ginevra, poi all’Università di Harvard (Stati Uniti). Il suo principale settore di ricerca è
l’Universo primordiale e il suo legame con la fisica delle particelle elementari. |
18 marzo - Carlo Baccigalupi (SISSA)
L’eco del Big Bang
La conoscenza dell’Universo su larga scala ha compiuto passi da gigante negli ultimi anni, rivoluzionando le
nostre precedenti conoscenze e ponendo quesiti inattesi. In particolare, la seconda metà del secolo scorso
ha visto la scoperta della radiazione di fondo cosmico, considerata la “firma” del Big Bang e portatrice di
informazioni fondamentali sullo stato dell’Universo nella sua infanzia. Da questa “eco elettromagnetica” del
Big Bang (che ancora oggi “rimbomba” in ogni parte del Cosmo) è stato possibile estrarre la “fotografia” più
antica a noi accessibile dell’Universo stesso, in cui si scorgono le strutture destinate a formare pianeti, stelle,
galassie e ammassi di galassie. Oltre a descrivere in dettaglio il significato di questa immagine, si illustreranno
le campagne osservative future, che vedono in primo piano la comunità scientifica triestina attraverso l’azione
congiunta dell’Osservatorio astronomico e della SISSA, che avranno il compito di interpretare
i dati della prossima missione del satellite astronomico Planck dell’Agenzia spaziale europea.
Una missione che diventerà una pietra miliare nello studio della radiazione di fondo e nella
comprensione della storia dell’Universo.
Carlo Baccigalupi (Carrara, 1968) è professore associato alla Scuola internazionale superiore
di studi avanzati (SISSA). Ha lavorato negli Stati Uniti (Berkeley e Chicago) e in Germania
(Heidelberg). Le sue ricerche si svolgono nell’ambito della moderna cosmologia teorica, in
particolare nello studio della radiazione di fondo cosmico e nell’interpretazione dei dati dei
futuri esperimenti. |
15 aprile - Pierluigi Monaco (Università di Trieste)
In viaggio con le galassie
Il nostro Universo è popolato da miliardi di galassie, immani “isole” di stelle e gas immerse in un oceano
quasi vuoto. Le galassie nascono alcune centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang. La loro formazione,
preceduta dalla fulminea comparsa delle prime stelle, rappresenta la fine delle “epoche oscure” e il primo
gradino dell’evoluzione dall’apparente semplicità dell’Universo primordiale (omogeneo, ma con minuscole “increspature”nel tessuto dello spazio-tempo) alla complessità dell’Universo attuale. Stelle e pianeti, infatti, altro non sono che le piccole “creature” che hanno origine in questi grandi sistemi. Nel nostro viaggio illustreremo la turbolenta nascita delle galassie alla quale oggi possiamo assistere grazie ai telescopi di ultima generazione, che sono ormai in grado di percepire la luce proveniente da oggetti che hanno brillato 13 miliardi di anni or sono. Sebbene le leggi fisiche fondamentali della loro evoluzione siano note, la complessità intrinseca delle galassie rende estremamente difficile da affrontare il problema
della loro nascita: anche gli oggetti cosmici apparentemente più pacifici possono nascondere in realtà profondi misteri.
Pierluigi Monaco (Palermo, 1969) si è laureato e ha conseguito il dottorato all’Università di Trieste. Dopo un’esperienza di due anni all’estero, all’Istituto di astronomia di Cambridge (Gran Bretagna), da dieci anni è ricercatore al Dipartimento di astronomia dell’Università di Trieste, dove la sua attività di ricerca si concentra sulla formazione di galassie in ambito cosmologico. |
18 aprile - Stefano Liberati (SISSA)
La trama dello spazio-tempo
Che cosa sono lo spazio e il tempo? Qual è l’origine dell’inerzia dei corpi? Come si è evoluta la nostra concezione di questi concetti dall’antichità a oggi? E, soprattutto, che cosa si cela oltre la trama dello spazio-tempo descritto dalla teoria della gravitazione di Einstein? Sono alcune delle domande che saranno affrontate in questo incontro, attraverso un itinerario che partirà dalle speculazioni degli antichi greci fino a giungere alle sorprendenti conseguenze della relatività einsteiniana e passando per i grandi pensatori del passato: da Galileo a Newton, da Leibniz a Mach. Particolare attenzione sarà data al cammino che ha condotto all’unificazione dello spazio e del tempo nella fisica moderna, per rivolgersi poi alle applicazioni della relatività generale all’astrofisica e alla cosmologia, compresi fenomeni estremi di deformazione dello spazio-tempo (quali i buchi neri, il Big Bang o i cosiddetti «wormholes») dove la teoria einsteiniana raggiunge il suo limite di applicabilità. Un cammino che porterà a indagare le leggi che regolano l’esistenza del nostro Universo, fino a speculare sull’essenza stessa della realtà, ovvero sulla natura dello spazio-tempo.
Stefano Liberati (Roma, 1970) è ricercatore alla Scuola internazionale superiore di studi avanzati. Laureato all’Università “La Sapienza” di Roma, ha conseguito il dottorato alla SISSA, dove è tornato dopo un periodo all’Università del Maryland. Lavora nel campo della teoria della gravitazione e della sua interfaccia con la fisica quantistica, in particolare nella fenomenologia dei buchi neri.
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13 maggio - Giovanni Vladilo (INAF-Osservatorio astronomico)
C’è vita nei nuovi mondi?
A partire dal 1995 sono stati scoperti circa 270 pianeti extrasolari, vale a dire pianeti che ruotano attorno a stelle diverse dal nostro Sole. Ciò ha posto su basi nuove l’antico problema della ricerca nello spazio di mondi simili alla Terra. Ma quali sono le tecniche astronomiche che hanno consentito di accertare l’esistenza di tali pianeti? Quali le proprietà dei pianeti fin qui identificati? Quali le future tecniche di rivelazione di pianeti di tipo terrestre? E ancora: quali sono le implicazioni della scoperta di questi pianeti extrasolari riguardo alla possibilità di esistenza di forme di vita extraterrestri? È questo il terreno dell’astrobiologia (o bioastronomia), la scienza interdisciplinare che si occupa sia dell’origine della vita sulla Terra sia della ricerca di vita su altri mondi. Il nodo di fondo sta nel fatto che concetti astrobiologici oggi in via di definizione (ad esempio, quelli di abitabilità stellare e di abitabilità galattica) sono necessariamente basati sulle proprietà dell’unica forma di vita oggi conosciuta, quella terrestre. La quale presenta tuttavia una grandissima varietà di specie e include organismi capaci di vivere in condizioni estreme, simili a quelle che potremmo trovare su mondi alieni.
Giovanni Vladilo (Yaritagua, Venezuela, 1954), laureato in fisica all’Università di Trieste, dopo varie esperienze di lavoro all’estero è attualmente astronomo associato all’Istituto Nazionale di Astrofisica-Osservatorio astronomico di Trieste, di cui è stato vicedirettore (1997-2001). Si occupa del mezzo interstellare in galassie locali e primordiali e di zone abitabili nell’Universo.
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per i dettagli sugli incontri clicca sulle date qui sotto:
intro | 12 febbraio | 18 marzo | 15 aprile | 18 aprile | 13 maggio
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