Come nascita e morte (o salute e malattia), luce e ombra formano una delle fondamentali dualità della natura. Almeno nella nostra esperienza, luce e ombra sono infatti inseparabili l’una dall’altra. Vediamo gli oggetti attorno a noi in quanto riflettono la luce, fermandola e gettando – dalla parte opposta a quella da cui questa proviene – ombre di diversa nitidezza e intensità. Dalla qualità delle ombre possiamo misurare il grado della trasparenza dei corpi e l’intensità della luce che li illumina. Disegnare l’ombra è così, innanzitutto, il principale mezzo per rappresentare la luce e il suo lavoro. Oltre all’intensità della luce e all’opacità dei corpi, le ombre esprimono anche la loro posizione nello spazio e la loro forma. Il disegno dell’ombra ha perciò giocato un importante ruolo nella storia dell’arte, contribuendo al progresso del realismo che accompagna lo sviluppo della tecnica della rappresentazione fino alla nascita della fotografia. L’ombra di un corpo, come anche – complementarmente – il suo riflesso su una superficie lucida, è una sorta di immagine naturale prodotta dall’oggetto. Inserire l’immagine naturale prodotta da un corpo in quella artificialmente prodotta per rappresentarlo contribuisce senz’altro ad accrescere l’effetto di verità di quest’ultima. Come mostra l’uso dell’ombra in moltissimi trompe l’oeil di tutte le epoche. La condanna di Platone nei confronti dell’ombreggiatura (in greco, skiagraphia; letteralmente: disegno dell’ombra) derivava proprio dal maggiore potere di illusione insito in questa tecnica, rispetto alla pittura tradizionale che utilizzava solo il disegno del contorno.

Analogamente all’immagine allo specchio, l’ombra è un’immagine che non dura: a differenza delle impronte, ha la proprietà di sparire allo sparire dell’oggetto. L’ombra, però, può essere abbastanza facilmente disegnata. Plinio il Vecchio, nella sua Storia Naturale, racconta che la figlia di uno scultore di Corinto disegnò il ritratto dell’innamorato che doveva partire per un lungo viaggio, tracciando l’ombra del suo profilo prodotta da una lampada. Il potere e il fascino delle immagini (anche di quelle usate in scienza) sta nel fatto che, a differenza dei corpi, rimangono quasi immutate al variare nel tempo e nello spazio. Mentre non controlliamo la realtà e il suo incessante divenire, ci sembra di poterne controllare le immagini. Tanto più automatiche e fedeli sono queste registrazioni, tanto più possono servire ai fini della scienza e della sua comunicazione.

L’uso sistematico della fotografia in scienza è cominciato con delle raccolte di ombre di vegetali. Tra i primi calchi scientifici archiviati dalla storia della scienza si trovano infatti le vaste collezioni di cianotipi di piante realizzate da Anna Atkins attorno al 1840: veri e propri erbari, in cui ai vegetali secchi si sostituiscono gli azzurri negativi delle loro ombre.

La cianotipia, il processo di stampa fotografica inventato da John Herschel (l’astronomo che ha coniato il termine photography), era originariamente un sistema per fissare le ombre degli oggetti.

Certamente, la forma più importante di moderna skiagraphia è quella che, anziché luce visibile, utilizza i raggi X. Le prime lastre risalgono al 1895. Da allora, il principio è rimasto ancora fondamentalmente lo stesso: l’immagine si scurisce dove una maggiore quantità di raggi impressionano la lastra, presentando perciò un’ombra dell’oggetto tanto più marcata quanto più densa è la regione attraversata.

Oggi ad essere impressionate non sono più le “lastre”. La celluloide, che aveva quasi subito sostituito il vetro, ha lasciato il posto a strumenti in grado di trasformare direttamente in numeri la quantità di luce che li raggiunge, risparmiando così un passaggio alla digitalizzazione. Ma sugli sviluppi e sui molteplici vantaggi della radiografia digitale dovremo tornare ancora nei prossimi numeri di questa rubrica. Limitiamoci per questa volta ad apprezzarne le potenzialità artistiche.

Radiografia digitale di un giglio realizzata dal fotografo Jim Wehtje
(archivio fotografico Laboratorio dell’Immaginario Scientifico/PhotoDisc).

2013-08-26T14:31:59+00:00lunedì 1 novembre 2004|Categories: cartoline dalla scienza|Tags: , , |

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