Le immagini possono contenere in sé stesse una grande quantità di informazione. Le immagini scientifiche, in particolare, sono tali proprio in ragione di quanto è informativo il loro contenuto. In certi casi, oltre a veicolare nuova informazione, le immagini possono costituire la struttura portante di interi archivi di dati. Già nel Rinascimento, l’arte della memoria insegnava a collegare le informazioni da ricordare a un percorso all’interno della rappresentazione mentale dei posti in cui le cose da ricordare potevano essere sistemate. Oggi, più scientificamente, questa funzione di ancoraggio dei dati alla rappresentazione di uno spazio è svolta dalle figure in cui si articolano le carte utilizzate e prodotte da un Sistema Informativo Geografico (GIS).

Si chiama GIS un sistema computerizzato in cui diversi insiemi di informazioni su un certo luogo si integrano assieme per permetterne una visione più completa. I dati che riguardano una certa regione, invece di essere organizzati per data o in ordine alfabetico, vengono archiviati secondo le coordinate geografiche del luogo a cui si riferiscono. La mappa stessa diventa così l’interfaccia con cui interrogare la banca dati. Da tali archivi si possono inoltre ottenere una molteplicità di nuove mappe che esprimono la distribuzione sul territorio di ciò che interessa visualizzare. Nel caso delle mappe che presentiamo in questo numero, si tratta del rischio di contrarre un’infezione da morso di zecca e, per la precisione, del rischio dell’infezione che produce il morbo detto di Lyme, dal nome della cittadina dove, nel 1975, furono descritti i primi casi della patologia.

Che questa malattia si chiami come una città non è irrilevante rispetto al tema di cui stiamo parlando, perché suggerisce proprio quella stretta correlazione tra infezione e territorio che viene evidenziata dalle nostre immagini: queste, infatti, costituiscono i primi risultati di un progetto di ricerca elaborato congiuntamente da cartografi, ecologi e microbiologi.

La ricerca è partita con un’indagine sul campo in una zona molto circoscritta, in cui le zecche sono state raccolte con tecniche e periodicità standard in corrispondenza dei principali tipi di vegetazione carsica. Analizzando le zecche raccolte in questi punti scelti nell’area campione, è stata determinata la percentuale (per ogni tipo vegetazionale) delle zecche in cui si riscontrava la presenza del DNA di Borrelia burgdorferi, l’agente patogeno del morbo di Lyme. La distribuzione delle zecche infette riscontrate nelle diverse zone dell’area campione è stata poi proiettata su una mappa dei tipi di vegetazione dell’intero territorio del Carso triestino ottenuta da una precedente elaborazione GIS di dati telerilevati dal satellite Landsat 5 nel luglio del 1997. Sono stati presi in considerazione anche fattori climatici, come la temperatura e l’umidità media delle diverse aree, e altri fattori collegati con la presenza di animali nel territorio. Tutti parametri di non trascurabile importanza nella determinazione del rischio di essere morsi da una zecca infetta. La ricerca è ancora in una fase di test, ma l’interesse del GIS sta proprio nel suo essere un insieme di dati continuamente aggiornabile, che tende ad arricchirsi con il tempo mettendo in risalto la complessità dei suoi oggetti di studio e collegando geografia, storia e natura: le strutture geologiche, i cicli astronomici, quelli biologici e il lavoro dell’uomo.

Sulla sinistra, dettaglio della mappa del rischio potenziale di infezione da morso di zecca sul Carso triestino attorno a Basovizza. Sulla destra, in alto, la mappatura completa degli habitat favorevoli alle zecche Ixodes ricinus e delle zone in cui è più probabile che avvenga il contatto tra la zecca e l’uomo.
Sulla destra, in basso la mappa di rischio di infezione nell’area campione: il campus dell’Area di Ricerca di Basovizza. Al progetto partecipano due gruppi dell’Università di Trieste, guidati da Alfredo Altobelli del Dipartimento di Biologia e da Marina Cinco responsabile del Laboratorio sulle Spirochete del Dipartimento di Scienze Biomediche.

2013-01-23T09:05:34+00:00giovedì 1 gennaio 2004|Categories: cartoline dalla scienza|Tags: , , , , |

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