Negli anni in cui Platone discuteva di come le cose di quaggiù potessero partecipare della realtà celeste delle idee, anche la rappresentazione del corpo umano veniva definita in termini di rapporti matematici ideali. Lo scultore Policleto aveva fissato delle proporzioni canoniche tra ogni membro del corpo, che, riviste e corrette, riappaiono nella storia dell’arte con Lisippo, Vitruvio, Leonardo, D«rer, fino a Le Corbusier e oltre. Si tratta di rapporti ottimali per la costruzione sia della figura umana, sia degli spazi in cui fare vivere l’uomo. Questi rapporti sono tipicamente collegati alla sezione aurea, che troviamo rispettata in molte morfologie naturali, dalle spirali seguite dalle conchiglie e dall’avvolgimento dei semi e delle foglie nei vegetali o delle corna nei mammiferi; fino alla struttura del viso, della mano o dell’intero scheletro dell’uomo. Gli individui reali, però, fatti come sono di carne oltre che di ossa, con le loro sgraziate asimmetrie e gli appesantimenti dovuti alla sovralimentazione (per non parlare del peso degli anni) raramente rispettano queste proporzioni ideali.

Ma il problema delle misure della figura umana può essere anche affrontato da un punto di vista diverso: invece di considerare la realtà come devianza da una immagine ideale, si può studiare come variano le misure reali, in modo da aggiustare l’immagine (o il manufatto) alla realtà. Abbiamo accennato nello scorso numero alle origini criminologiche dell’antropometria, che, cercando di definire le misure caratteristiche di ogni persona, ha definito dei campi di variabilità del corpo, cioè, in sostanza, quali misure debbano essere fatte per descrivere al meglio ogni individuo. Anche in questa prospettiva, rimane certamente la possibilità di usare questi dati per definire delle devianze e attribuire loro un significato medico (magari collegandole a disturbi del comportamento, come a suo tempo cercò di fare Cesare Lombroso). Ma non si parte più platonicamente dall’idea: piuttosto, aristotelicamente, dai singoli individui.

Oggi l’acquisizione delle misure può essere molto rapida. Le immagini che presentiamo derivano da un database costituito dai dati di circa 6000 persone, la cui superficie corporea è stata mappata con uno scanner 3D.

In 20 secondi e senza pericolo neanche per gli occhi, lo scanner ricostruisce un simulacro matematico del corpo. Esaminando ed elaborando con tecniche algebriche un sotto insieme di questo database, un gruppo di ricercatori guidato da Jacques Domey dell’Institute for Information Technology di Ottawa ha rintracciato i principali vettori che caratterizzano le variazioni del corpo. Questi studi sono finalizzati a scopi industriali e militari (definire le taglie delle uniformi e le dimensioni ottimali per gli abitacoli), ma si possono facilmente immaginare anche applicazioni di questa tecnica alla ricerca medica, esaminando sia diversi gruppi campione, sia lo stesso soggetto in diversi tempi o posture.

Le immagini sono tratte da Extracting main modes of human shape variation from 3D Anthropometric data, Z. Ben Azouz, C. Shou, R. Lepage, M. Rioux; © 2005 National Research Council of Canada. Sotto, alcune ricostruzioni 3D dal database CAESAR (Civilian American and European Surface Anthropometry Resource), che raccoglie dati da un gruppo di circa 6000 soggetti (nord-americani, olandesi e italiani tra i 18 e i 65 anni di età). Sopra, immagini della variazione secondo due delle componenti rintracciate, identificabile l’una come “peso”, l’altra come “postura normale”.
In queste figure non sono visibili le estremità delle braccia, in quanto i relativi dati producevano artefatti a causa del disallineamento di mani e polsi.

2013-08-27T15:49:34+00:00sabato 1 ottobre 2005|Categories: cartoline dalla scienza|Tags: , , |

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