Sulle lavagne degli scienziati non si vedono solo numeri e formule, ma anche disegni di frecce e altre figure, che evidentemente li aiutano a raccogliere le idee e affrontare i loro problemi in modo nuovo. Tra queste figure che gli scienziati usano per pensare, un posto di rilievo occupano certamente i grafi. Per “grafo” in matematica si intende un insieme di nodi (detti anche “vertici”) collegati da un insieme di segmenti (detti “archi” o “lati”). La posizione reciproca degli elementi del grafo, come d’altronde quella dei diversi simboli di una formula, esprime certe relazioni che intercorrono tra gli oggetti rappresentati.

I grafi non hanno ovviamente nessuna pretesa di realismo. Come le variabili che si usano in matematica, invece di cercare di identificare gli elementi a cui si riferiscono, questi segni si limitano a indicarli, lasciando alla didascalia (o a convenzioni altamente codificate) il compito di esprimerne alcune generiche proprietà.

Nell’immagine che presentiamo questa settimana, i cerchietti rosa e celeste indicano rispettivamente elementi femminili e maschili. In questo caso, per costruire l’immagine, occorreva conoscere anche i nomi e i cognomi delle persone, perché i segmenti che collegano i cerchietti indicano che tra gli elementi sono intercorsi rapporti intimi. Ma nell’immagine i nomi propri sono scomparsi, come è scomparso il nome della scuola superiore frequentata da tutti gli elementi. Risultano cancellate anche moltissime altre informazioni rilevanti alla valutazione del rischio di infezione corso da ogni elemento: per esempio, in che ordine temporale si sono formate e si sono sciolte queste relazioni pericolose. Lo scopo del grafo infatti è quello di visualizzare le proprietà della rete e non quelle dei singoli nodi.

L’uso dei grafi risale a molto tempo fa. Le basi della teoria sono state poste dal matematico svizzero Leonhard Euler nella prima metà del XVIII secolo. Ma solo nella seconda metà del secolo scorso la teoria dei grafi è entrata – come teoria delle reti sociali – nel bagaglio degli strumenti concettuali delle scienze dell’uomo, promuovendo l’idea che, all’interno di un certo gruppo, la possibilità della circolazione dei beni o delle idee (ma anche delle malattie) venga determinata dalla struttura dei rapporti, più che dalle qualità dei singoli individui.

L’immagine rappresenta la rete dei rapporti intimi intercorsi tra gli studenti di una scuola superiore della provincia americana nell’arco di 18 mesi. Il grafo è stato disegnato da Mark Newman (Department of Physics, University of Michigan, Ann Arbor) basandosi sui dati contenuti nell’articolo Chains of affection: The structure of adolescent romantic and sexual networks, pubblicato nell’American Journal of Sociology (110, 44-91, 2004) da Peter S. Bearman, James Moody e Katherine Stovel. L’indagine svolta in questa scuola è uno dei risultati del National Longitudinal Study of Adolescent Health, un programma quadriennale di ricerca sui comportamenti sociali rilevanti per la salute negli adolescenti in età scolare (dalle medie fino alle superiori). La scuola, l’unico istituto pubblico di istruzione superiore in città, contava circa 1000 studenti. Degli 832 seguiti, 535 erano coinvolti in rapporti che potevano trasmettere malattie sessuali alla rete dei rapporti intrascolastici. Di questi ultimi, soltanto 126 avevano formato diadi chiuse (53 coppie non rappresentate nella figura). Non tutti gli altri avevano già avuto rapporti con più di un partner, ma il loro partner non aveva avuto rapporti solo con loro.

2013-08-28T13:50:21+00:00lunedì 1 maggio 2006|Categories: cartoline dalla scienza|Tags: , , , |

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