La luce non solo ci permette di osservare gli oggetti che illumina, ma, quanto più è fioca quando arriva ai nostri occhi (o ai nostri rivelatori), tanto più serve anche a rivelare la posizione della sorgente che la emette.
Nei numeri di giugno e settembre 2003, parlando dell’imaging nucleare e della microscopia laser, abbiamo già considerato questo uso “segnaletico” della radiazione luminosa: quando l’oggetto dell’osservazione, anziché venire attraversato da qualche campo elettromagnetico, diventa lui stesso, seppur solo parzialmente, una sorgente di luce. In questo e nel prossimo numero presentiamo altre immagini di medicina nucleare, prodotte con la tomografia a emissione di positroni (PET).
L’unica luce che il nostro corpo emette naturalmente è quella rilevabile dagli apparecchi per la teletermografia. Alla base della microscopia laser e della medicina nucleare stanno invece sostanze di sintesi capaci di rendere “luminosi” specifici tessuti o specifiche molecole. Nel caso delle immagini PET che presentiamo in questo numero, la sostanza in questione è [18F]FDG (fluorodesossiglucosio), un tracciante radioattivo che permette di misurare il consumo locale di glucosio e quindi l’attività del cervello, di altri organi e di molti tumori.
L’isotopo del fluoro incorporato nella molecola ha un tempo di dimezzamento di soli 110 minuti (brevità assai vantaggiosa per il paziente, perché riduce a poco più della durata dell’esame il tempo di esposizione alle radiazioni). Come altri radiofarmaci utilizzati nella PET, [18F]FDG emette un positrone, l’anti-particella dell’elettrone, che si annichila emettendo due fotoni gamma in direzioni diametralmente opposte.
La tecnica di produzione dell’immagine dipende dalla capacità di ricostruire la traiettoria e i picosecondi di questo viaggio subatomico, per ricavarne una mappa 3D della concentrazione del tracciante negli organi che metabolizzano gli zuccheri.

 

Immagini PET del metabolismo glucidico in due casi di demenza degenerativa: malattia di Alzheimer (sopra) e demenza fronto-temporale (sotto). Le sezioni assiali dei due cervelli mostrano una diversa localizzazione dell’ipometabolismo. La ridotta funzionalità (aree visualizzate in verde-blu) permette di prevedere la perdita di massa cerebrale, che si produce solo in una fase più avanzata della malattia. Le immagini sono state realizzate da Daniela Perani (Università Vita-Salute San Raffaele) con con il tomografo PET dell’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano.

 

2013-01-21T10:45:17+00:00giovedì 1 febbraio 2007|Categories: cartoline dalla scienza|Tags: , , , , , |

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