Quando si esclama “che piccolo è il mondo!”, non ci si riferisce certo alla sua estensione fisica. Più o meno consapevolmente, si sta invece parlando del grado della connessione tra alcuni particolari elementi dell’insieme di tutte le cose che il mondo contiene: noi esseri umani.Ognuno di noi ha dei parenti e degli amici con cui condivide un certo “mondo” di affetti comuni. Si tratta di mondi spesso abbastanza chiusi, o almeno molto lenti ad aprirsi. Se, però, dai consanguinei e dagli amici del cuore si passa alle “conoscenze”, i mondi entrano facilmente in contatto. Mentre le relazioni all’interno della famiglia e della ristretta cerchia di amici intimi tendono a essere tutte tra le stesse persone, con la rete allargata delle conoscenze si può arrivare presto molto lontrano. Si formano così delle reti che, dalla seconda metà del secolo scorso, i sociologi e i matematici chiamano “piccoli mondi”.
Queste reti sono caratterizzate dal fatto che i loro elementi non hanno tutti lo stesso numero di connessioni. Effettivamente, anche tra i nostri conoscenti, ci sono quelli che “non conoscono nessuno”, ma ci sono anche quelli che “conoscono tutti”, e che tutti conoscono. Queste persone famose (che non occupano necessariamente i posti più alti delle gerarchie ufficiali del potere) giocano un ruolo fondamentale all’interno delle reti, perché abbreviano drasticamente il loro “diametro”, cioè il numero di passaggi necessari per andare da un elemento all’altro. Sono loro che rendono “piccolo” il mondo. Grazie all’ubiquitaria distribuzione di questi connettori sociali, in qualsiasi rete “piccolo mondo”, il più lungo percorso che separa due nodi qualsiasi supera di poco i sei passaggi totali indipendentemente dalla scala della rete, cioè anche per reti che contengono molti milioni di nodi. Paradossalmente, più casuali sono le conoscenze, più la società è connessa e percorribile, in un certo senso “ordinata”, almeno nel senso del “nuovo ordine” mondiale.
Questo mondo, insomma, per il suo funzionamento si reggerebbe davvero molto più sulle conoscenze occasionali che su quelle consolidate. È stata chiamata la “forza dei legami deboli”, ma, se si considerano la diffusione delle malattie infettive o del cattivo esempio, questa connettività generalizzata costituisce davvero il tallone d’Achille delle società non-tradizionali, come quella globale verso cui stiamo andando tutti.

Alcuni semplici esempi di diagrammi di rete “piccolo mondo”. Rispetto a quella dell’immagine in basso, le reti in alto presentano un numero maggiore di nodi. Da sinistra a destra, cresce anche il numero di connessioni e il coefficiente di casualità con cui queste vengono stabilite tra i diversi nodi, come si può notare dal riorganizzarsi della posizione dei nodi nella rete in alto a destra.

2013-01-21T11:01:50+00:00martedì 1 settembre 2009|Categories: cartoline dalla scienza|Tags: , , , |

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