Nella foto è inquadrato il batiscafo Trieste, poco prima dell’immersione che, 50 anni fa, ha portato il suo equipaggio sul fondo della Fossa delle Marianne, nell’Oceano Pacifico tra il Giappone e le Filippine, a 10.917 metri sotto il livello del mare. La prima e, per ora, l’ultima volta che degli esseri umani hanno raggiunto una tale profondità.
Il batiscafo era stato costruito nel 1952 alla “San Marco” di Trieste e nei Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone. A differenza di altri batiscafi, il Trieste, ideato e progettato dallo scienziato svizzero Auguste Piccard, non doveva essere trasportato da altre imbarcazioni ma godeva dell’autonomia di manovra di un normale sommergibile. Lo scafo cilindrico conteneva sei serbatoi pieni di benzina e il tunnel che conduceva fino all’abitacolo sferico. La cabina era una sfera di acciaio fusa in un sol pezzo, perché doveva essere completamente priva di disomogeneità, in quanto la minima falla alle profondita che dovevano essere raggiunte (una pressione esterna di 187 kg/cmq) avrebbe portato all’implosione della sfera.
Alle 13:06 del 23 gennaio 1960, a 4 ore e 48 minuti dall’immersione, i fari al quarzo del batiscafo illuminarono il fondo marino. Attraverso l’oblò realizzato in un unico blocco conico di Plexiglass, i due membri dell’equipaggio (Don Walsh e Jacques Piccard, figlio del costruttore) poterono assistere alla comparsa di un pesce, evidentemente attratto dalla inusuale sorgente di luce.

2011-09-19T12:31:16+00:00venerdì 1 gennaio 2010|Categories: copertine del mese|Tags: , , , |

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