65 anni fa, il 6 agosto 1945, è stata sganciata la prima bomba atomica mirata a un obbiettivo bellico. La trasportava un bombardiere americano B-29, superfortezza volante chiamata “Enola Gay”. L’esplosione causò la morte di circa 140.000 persone (70.000 subito e il resto nelle settimane immediatamente successive), senza parlare dei danni all’ambiente e alle persone causati dalla ricaduta delle polveri radioattive. La bomba il cui nome in codice era “Little Boy” misurava circa 3 metri di lunghezza e risultava dalle ricerche del Manhattan Project che, cominciato nel 1939 per iniziativa di Albert Einstein e altri scienziati, ha coinvolto 130.000 persone tra ricercatori e amministrativi ed è costato una cifra equivalente a circa 20 miliardi di dollari. 3 giorni dopo seguì il lancio di “Fat Man” un secondo ordigno nucleare (della stessa lunghezza del primo, ma molto più grosso e di un diverso tipo: al plutonio, anziché all’uranio), che causò la morte di altre 70.000 persone. L’esplosione delle due bombe atomiche ha senz’altro accelerato la conclusione del secondo conflitto mondiale, ma oltre ai danni alle persone e all’ambiente causati dalle due esplosioni e dai test effettuati in diverse altre regioni del mondo, lo sviluppo degli armamenti atomici ha anche causato un clima di crescente tensione tra i diversi schieramenti politici del globo. Nella foto in coperina la conflagrazione sulla città di Nagasaki, nel Giappone meridionale, il 9 agosto 1945.

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