L’immagine in copertina inquadra una piccola porzione della griglia atomica di un cristallo di diamante. Assieme alla grafite (e ai più recenti nanotubi e fullereni), il diamante è una delle forme stabili del carbonio.

Nei secoli successivi alla scoperta della composizione chimica dei diamanti, comprovata alla fine del ‘700, si sono susseguiti numerosi tentativi di produrre i preziosi cristalli a partire dalla comune grafite, un’impresa che avrebbe surclassato il sogno alchimistico della trasformazione del piombo in oro.

L’anniversario di questo mese ricorda il primo tentativo riuscito di questa impresa, la prima volta cioè che fu imboccata la vita che ha portato, appena nella seconda metà del secolo scorso, alla produzione industriale dei diamanti artificiali. Il 16 febbraio 1953, dopo dieci anni di lunghi e difficili esperimenti, il gruppo di ricerca guidato dall’inventore svedese Erik Lundblad riuscì a produrre diamamnti sintetici delle dimensioni di granelli di sabbia, a partire da cristalli di grafite sottoposti al alte temperature e ad altissima pressione (ottenuta dalla convergenza di sei incudini piamidali). Due anni dopo, il 15 febbraio 1955 anche la General Electric annunciò di essere riuscita a produrre diamanti con lo stesso sistema ad altissime pressioni e temperature.

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