14_04_fascettaAlmeno a livello macroscopico, il volto è la parte del corpo che meglio esprime l’identità di una persona, quel qualcosa cioè che rimane identico nel corso del tempo e nelle diverse situazioni. Riconoscere un volto significa astrarre questi tratti essenziali da innumerevoli aspetti meno rilevanti: una cosa che impariamo abbastanza presto, allenandoci con i nostri genitori e la cerchia di parenti, amici e conoscenti che si allarga man mano con gli anni. Non tutti, però, ci riusciamo nella stessa misura. Ci sono i “fisionomisti” che riconoscono anche gli sconosciuti quando li rincontrano per strada, e quelli che invece dimenticano subito i volti anche di persone con cui hanno parlato da poco. Questi ultimi, per questa specie di cecità, possono anche avere seri problemi sociali. Nella vita (o davanti alla tv), per identificare i soggetti delle storie e delle situazioni devono aiutarsi con tratti esterni alla faccia, come i vestiti, la capigliatura, la voce.
Di questa classe di disturbi – dal 1947 i neuropsicologi parlano di prosopagnosia (una fusione di parole che in greco antico avrebbe potuto significare “mancanza di riconoscimento del volto”) – soffrono di solito gli adulti, generalmente in seguito a patologie neuro-degenerative. Ne esiste però anche una forma pediatrica: un disturbo dello sviluppo cognitivo, sulla cui eziologia si sa ancora poco e che non è molto facile diagnosticare.
Le immagini che presentiamo provengono da un database creato e validato per essere uno strumento pubblicamente accessibile per lo studio della prosopagnosia nella popolazione giovanile. Erano già disponibili diverse banche dati di volti di adulti, ma, dato che si è in genere più sensibili al volto dei coetanei, per una ricerca su questo disturbo era preferibile poter disporre di foto di persone dai 6 ai 16 anni, come quelle del database da cui sono tratte le nostre immagini. Una notevole cura è stata inoltre messa nel raccogliere lo stesso volto da diversi punti di vista, con diverse espressioni, e senza altri dettagli che possano essere usati per il suo riconoscimento.

database di volti per uso medico

Insieme campione di fotografie di volti, dal Dartmouth Database of Children’s Faces. Dall’alto a destra, in senso orario, otto espressioni del volto della stessa bambina da quattro punti di vista: arrabbiata, triste, disgustata, impaurita, sorpresa, felice, contenta, neutra. Nella matrice in basso, ciascuna espressione intesa dalla bambina (colonne) viene confrontata con l’espressione attribuita da un gruppo di valutatori (righe). I toni della scala cromatica dal blu al rosso indicano il grado di accordo (lungo la diagonale) o il rischio di confusione (nelle altre caselle). Le immagini sono tratte dall’articolo The Dartmouth Database of Children’s Faces: Acquisition and Validation of a New Face Stimulus Set pubblicato da Kirsten A. Dalrymple, Jesse Gomez e Brad Duchaine su “PloS ONE” nel novembre 2013.

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