riconoscimento dell’iride

14_05_fascettaNel numero scorso abbiamo parlato di prosopagnosia, l’incapacità di cui soffrono alcune persone di riconoscere le facce e dare loro un nome. In realtà, guardare in faccia qualcuno è sì il più semplice dei modi per accertarsi della sua identità, ma non sempre è anche il più sicuro. Ci sono infatti casi abbastanza frequenti in cui ciò che possiamo vedere del volto non è sufficientemente discriminante: pensiamo ai gemelli omozigoti, o ai cosiddetti sosia. Inoltre, con il passare degli anni, anche le nostre facce possono cambiare considerevolmente, tanto da diventare non immediatamente riconoscibili.
Non così per gli occhi. Sia per il loro “taglio”, sia per l’imponderabile miscela di intenzionalità e attenzione che contraddistingue i gesti dello sguardo, gli occhi sono certamente il tratto più distintivo del volto. Non per niente vengono considerati “lo specchio dell’anima”. Difatti, sulle foto di malati – o di altri soggetti che potrebbero desiderare di non essere riconosciuti – sono gli occhi a essere coperti.
Negli occhi, peraltro, c’è qualcosa di veramente unico per ciascuno di noi (anche se per formulare questa ipotesi si è dovuto attendere Alphonse Bertillon, criminologo attivo alla fine del XIX secolo) ed è la particolare sfumatura del loro colore, che dipende da una combinazione di pigmenti melaninici nell’iride, molto più irripetibile di quella che apre una cassaforte.
L’iride è formata da vari strati di microfibre: alcune sono disposte ad anello attorno alla pupilla, altre se ne dipartono radialmente. Su questa trama e questo ordito, più o meno efficienti e numerosi melanociti esprimono una filigrana di tessiture che, dopo il primo anno dalla nascita, rimarrà sostanzialmente inalterata per il resto della vita.
Dalle foto dell’iride all’infrarosso vicino (in questa banda la melanina riflette particolarmente bene, ne abbiamo già parlato nel numero di maggio 2004), attraverso particolari procedimenti matematici, è possibile generare una sorta di codice a barre che può essere confrontato automaticamente con vaste banche dati, in tempi brevissimi e con margini di errore veramente minimi.

riconoscimento dell’iride

Sopra, dettaglio di una macrofotografia dell’iride in luce visibile scattata da Thomas Tolkien (Rutland, Yorkshire, UK). In mezzo, codice ottenuto da una foto di un’iride ripresa all’infrarosso vicino. Il codice è stato elaborato, a partire da una segmentazione dei settori dell’iride e dalla sua normalizzazione, con un algoritmo ideato da John Daugman (Computer Science and Technology, University of Cambridge, UK). Commercializzato negli anni ’90, l’algoritmo di Daugman è alla base dei sistemi di riconoscimento dell’iride attualmente utilizzati su grande scala in numerosi aeroporti e nelle pubbliche amministrazioni di alcuni Paesi. Sotto, close-up di un occhio scuro fotografato all’infrarosso vicino (Boodlemason, Wikipedia). L’iride appare chiara (come anche la pelle) perché la melanina riflette la radiazione infrarossa tra 700 e 900 nm a cui è sensibile la camera.

Trieste

riva Massimiliano e Carlotta, 15 34151 Grignano (Trieste)

Telefono: 040224424

Fax: 040224439

Pordenone

Via Vittorio Veneto, 31 33170 Torre di Pordenone

Telefono: 0434542455

Fax: 0434542455

Tavagnacco

via dei Molini, 32 33010 Adegliacco, Comune di Tavagnacco (UD)

Telefono: 0432571797 • prenotazioni: 040224424