15_09_fascettaAbbiamo parlato spesso di microscopia elettronica, e abbiamo già detto che, avendo dimensioni molto inferiori alla lunghezza da onda della luce visibile, gli elettroni, che sostituiscono i fotoni che formano il fascio di luce utilizzato dal microscopio ottico, possono illuminare la superficie degli oggetti a una risoluzione molto maggiore, arrivando fino all’ordine dei nanometri. Il problema – a cui abbiamo giA accennato –  che, per poter riflettere gli elettroni, gli oggetti osservati devono essere omogeneamente conduttori. Per questa ragione, nella microscopia elettronica convenzionale, i campioni vengono rivestiti di una patina di metallo. Inoltre, per evitare il rumore causato dalla interazione degli elettroni con gli atomi che compongono i gas presenti nell’aria, il campione viene anche normalmente inserito in una camera a vuoto. Tutto ciò, come abbiamo già visto, rendeva impossibile l’osservazione di campioni freschi.
Queste difficoltà non erano però insormontabili. Hanno anzi stimolato l’ingegno di Gerasimos Danilatos, un biologo greco-australiano che ha deciso di non credere al dogma della necessità del vuoto attorno al campione e, alla fine degli anni 80, dimostrando quella attitudine al bricolage propria a molti scienziati di cui abbiamo parlato nel numero del maggio scorso, ha realizzato la versione ambientale del microscopio elettronico a scansione (nota come ESEM, dall inglese Environmental Scanning Electron Microscope). L’ESEM, con cui sono state realizzate le immagini di questo numero, utilizza una camera dotata di una speciale pompa differenziale, che permette di alzare la pressione nella camera in cui A? contenuto il campione. Dispone inoltre di nuovi sensori, per i quali la presenza dei gas (e in particolare del vapore acqueo) non costituisce una fonte di rumore, ma, al contrario, la via per visualizzare anche le superfici non conducenti.

2018-04-03T10:07:39+00:00martedì 8 settembre 2015|Categories: cartoline dalla scienza|Tags: , , , , , |

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