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20 anni di esplorazioni della superficie di marte

Negli ultimi decenni, l’immaginario scientifico collettivo (in altri termini, la conoscenza visiva che l’umanità ha del mondo che ci circonda) ha indiscutibilmente compiuto un incredibile balzo in avanti. Sulle scale dell’esplorazione geofisica, spaziale ed astronomica, questo balzo è senz’altro principalmente merito delle tecnologie della telecomunicazione, che ci hanno permesso di “guardare” con gli occhi meccanici di robot inviati dove l’uomo avrebbe grandi difficoltà ad andare e a dimorare. Pensiamo ai ROV (Remotely Operated Vehicle) grazie ai quali abbiamo osservato innumerevoli nuove specie abissali, o ai satelliti artificiali che ci hanno donato un nuovo sguardo sulla Terra e sulle frequenze non osservabili della luce che ci arriva dal cosmo. E pensiamo anche alle sonde planetarie, con cui siamo riusciti a toccare il suolo di numerosi corpi celesti e talvolta anche a muoverci sulla loro superficie…

L’immagine di questo mese ricorda il ventesimo anniversario del primo tentativo riuscito di esplorare la superficie di Marte. Nella foto, la desolata piana di Ares Vallis, luogo dell’atterraggio del lander di Mars Pathfinder avvenuto il 4 luglio 1997.
La prima esplorazione del suolo del pianeta rosso è cominciato lo stesso giorno terrestre della discesa del lander. Dalla navicella è infatti uscito il rover Sojourner, un robot telecomandato da Terra del peso di circa 10 chilogrammi (visibile sulla destra della foto). Sulla sinistra, si distingue il profilo delle due montagnole che, con probabile riferimento alla famosa serie televisiva, sono state battezzate Twin peaks (“Cime gemelle”), ma che in realtà sono alte poco più di 30 metri e distano meno di un chilometro dal luogo dell’atterraggio. Per i successivi 83 giorni, Sojourner si è aggirato sull’accidentata superficie marziana nel raggio di un centinaio di metri, raccogliendo e inviando a Terra dati sulla composizione chimica delle rocce e dell’atmosfera.
Mars Pathfinder non è stata la prima missione marziana ad essere portata a termine, né l’ultima.
Le prime foto delle roccie marziane scattate dalla superficie del pianeta risalgono esattamente a 41 anni fa, con l’arrivo su Marte del Viking 1, il 20 luglio 1976. Dopo gli altri esiti delle missioni Viking 1 e 2 e questo timido inizio di esplorazione “in remoto” realizzato dalla missione Mars Pathfinder, i rover Spirit, Opportunity e Curiosity (i primi due dal 2004, il terzo dall’agosto 2012: il prossimo mese saranno 5 anni giusti dall’inizio delle sue esplorazioni) hanno riportato esponenziali successi, riuscendo ad allontanarsi dal lander di parecchi chilometri.
Lavorando assieme (ma a 2865 km di distanza l’uno dall’altro), Opportunity e Curiosity stanno ancora raccogliendo e inviando informazioni sul nostro pianeta “vicino”. Oggi possiamo dire che, per quanto ne sappiamo, Marte è il primo e l’unico corpo celeste ad essere “abitato” da dei robot.

2017-07-05T10:14:51+00:00 martedì 4 luglio 2017|Categories: copertine del mese|