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30 anni dal protocollo di montreal

Dal Secondo dopoguerra è cominciato ad emergere con sempre maggior evidenza il rischio di una irreversibile trasformazione dell’atmosfera a livello globale causata dall’attività dell’uomo. Una delle prime avvisaglie di un problema di dimensione planetaria è stato l’assottigliamento dello strato di ozono che – da 20 a 30 km di quota – protegge la superficie terrestre dall’irradiazione UV, pericolosa soprattutto per la nostra pelle. A rilevare questo problema (grave soprattutto nelle zone polari dove si è parlato di “buco dell’ozono”, con diminuzioni del 40%) sono stati registrati dai meteorologi polari a metà degli anni ’80.
Oggi l’andamento dei valori ad ogni stagione (il periodo critico è quello della primavera, che in Antartide, dove la situazione è ancora preoccupante, cade proprio in settembre) è controllato attraverso la visualizzazione dei dati raccolti da strumenti a bordo di satelliti artificiali.

L’immagine in copertina commemora il 30° anniversario di un importante passo compiuto congiuntamente dalle principali nazioni del mondo per invertire il corso di questo assottigliamento. Il 16 settembre 1987, a Montreal, 46 stati hanno firmato un protocollo che è passato alla storia come “Montreal Protocol on Substances that Deplete the Ozone Layer (“Protocollo di Montreal sulle sostanze che assottigliano lo strato di ozono”). Il protocollo è stato successivamente ratificato da altri 150 stati e ha portato alla messa al bando delle sostanze chimiche (chiamate collettivamente clorofluorocarburi, CFC), la cui emissione è stata universalmente riconosciuta come la più probabile causa dell’assottigliamento delle strato di ozono nella stratosfera. Di fatto, l’assottigliamento si è arrestato e i valori stanno tendendo verso una rinormalizzazione (attesa però non prima del 2075).

La sezione trasversale delle concentrazione di ozono visualizzata attorno alla Terra è stata ricostruita a partire dai dati raccolti dal sistema OMPS (Ozone Mapper Profiler Suite) a bordo del satellite NASA/NOAA Suomi NPP. La scala cromatica dal blu al rosso indica valori crescenti di concentrazione dell’ozono.